Da donna a donna: vi siete mai chieste il motivo e l’origine dei cliché riferiti alle donne in musica? Ne ho individuato quattro piuttosto ricorrenti, e mi andava di discuterne con voi. Buona lettura! ?
1°: “La musica interessa più agli uomini che alle donne”
Pensare che la musica interessi più agli uomini che alle donne è un concetto errato, basato sul fatto che è meno probabile trovare donne che passano pomeriggi interi a commentare su Facebook o sui forum i suoni di una produzione o a sfoggiare conoscenze musicali per competere con gli altri, è di sicuro una conclusione che fa acqua da tutte le parti.
Per le donne, a mio parere, la musica è tendenzialmente una cosa personale e strettamente legata all’esperienza. Ancora una volta, sono gli stereotipi a dare un’immagine sfalsata su ciò che è vero o meno riguardo questo argomento: per qualche motivo la musica viene considerata come un’attività principalmente per uomini, motivo per cui, per quanto riguarda il nostro Paese ad esempio, le donne sono sempre state relegate al ruolo di performer ed interpreti, mentre le più audaci cantautrici e musiciste che negli anni hanno tentato di svincolarsi da questa etichetta promuovendo la propria artisticità e sperimentando, sono spesso finite nell’oblio.
D’altronde vi sono dei retaggi fin troppo radicati, che a fatica si riescono ad aggirare. Immaginatevi un classico quadretto: figlio maschio che i genitori manderanno a scuola di chitarra o batteria e figlia femmina che prenderà lezioni di canto e ballo. Per questa ragione è davvero fondamentale che ci siano degli esempi che mostrino anche il contrario, che banalmente facciano capire alle ragazze che si può essere batteriste, chitarriste o cantautrici e autrici, essendo al contempo capaci ed apprezzate quanto (se non più) degli uomini. Con questo non voglio assolutamente generalizzare, sottolineando quanto in tutte le famiglie le dinamiche presenti siano queste: va semplicemente riconosciuto che, per un cambiamento più equo e paritario, c’è ancora strada da fare.
2°: “Il pop è per femmine, il rock piace più ai maschi”

Come definirlo, se non il “padre” di tutti gli stereotipi sulla musica? Cosa si vuole ottenere, esattamente, sottolineando che le donne ascoltano Ariana Grande o Emma Marrone e gli uomini i Led Zeppelin o i Dream Theater? Le riflessioni su questo tema nascondono il più delle volte da una convinzione di superiorità non troppo velata.
Pare che a nessuno interessi davvero analizzare il fenomeno perché incuriosito o preoccupato dall’assenza di un’equità di genere svincolata da pregiudizi. Per fortuna, specialmente negli ultimi tempi, la realtà sta permeando il tessuto sociale, mostrandosi soprattutto sui social, svelando tutt’altra realtà: basti pensare ad esempio a quante donne musiciste si stanno prendendo letteralmente “conquistando la piazza” in campo chitarristico, e sono gli stessi brand di strumenti musicali ad aver appoggiato e supportato ciò.
n° 3: “Le donne creano musica meno autonomamente”
O la variante: “Per essere una donna sei davvero brava a suonare/produrre/scrivere”.

Davvero c’è ancora qualcuno che pensa che le donne creino meno musica degli uomini? E magari che questo dipenda dal fatto che le donne in musica si diano solo al pop in qualità di interpreti? Torniamo indietro per un momento, precisamente agli anni ’40 con il jazz o agli anni ’80 con l’R’n’B: furono anni dominati dalle donne ed è una cosa talmente assodata che non occorre nemmeno rimarcarne l’importanza (Bessie Smith, Ella Fitzgerald o, più recentemente, Mary J.Blige vi dicono qualcosa?).
Nonostante ciò, ai giorni nostri non sembra che la situazione sia cambiata (o migliorata, grazie alle annate sopracitate). Sembra volerci essere il costante bisogno di delineare delle nette separazioni tra musicisti uomini che facilmente raggiungono notorietà e stima e musiciste donne che faticano ad acquisire pari rispetto e popolarità poiché “fuori” dal contesto in cui si presume dovrebbero stare. Il problema non è se le donne creino abbastanza ma piuttosto se non si voglia intenzionalmente contribuire a portare avanti uno stereotipo, che vede l’artista donna soddisfare l’aspettativa altrui dell’ascesa in qualità di pop star o simili, nonostante ci sia un universo di artiste che con enormi difficoltà tentano di ritagliarsi uno spazio destinato ugualmente a rimanere nell’ombra.
C’è chi ancora oggi, per fare un esempio, si stupisce che Björk o Sia producano da sole le proprie tracce: questo perché non ci si aspetta che siano in grado di farlo. Ciò accade semplicemente per un motivo: esistono ancora dei problemi di inclusione e percezione dei ruoli che rendono purtroppo necessario rimarcare il fatto che le artiste donne sappiano creare e produrre esattamente quanto i colleghi uomini, ed occorrerà continuare a sottolinearlo finché non sarà assimilato ed assodato e soprattutto naturale, privo della componente di stupore.
4°: “Le donne hanno il vantaggio mediatico”
Variante: “Se è donna fa notizia”

Mi vengono in mente fiumi di titoli di giornale in cui purtroppo ho riscontrato la veridicità (perlomeno percepita) di questo fenomeno. La questione non riguarda esclusivamente il modo della musica: ricorderete tutti quando Samantha Cristoforetti è andata nello spazio: giornali e telegiornali hanno evidenziato a caratteri cubitali la notizia, ponendo l’attenzione sul fatto che è stata la prima donna Italiana a riuscire in questa impresa. Ovviamente nulla di falso, di fatto è stata la prima donna, ma guarda caso a nessuno è venuto in mente di fermarsi al nome e cognome senza specificare chiaro e tondo che si trattasse di una donna: questo perché non sono mai le idee o i principi a fare notizia, bensì le caratteristiche fisiologiche.

Ricordate quando si vociferava che Lady Gaga fosse ermafrodita? Erano gli inizi della carriera della cantante, la soprannominavano la nuova regina del pop: l’erede di Madonna. Insomma, del suo successo e della sua musica se ne sarebbe potuto parlare all’infinito, così come del suo impegno e della sua partecipazione nelle cause per i diritti civili. Eppure, si dovette creare il gossip, “lo scandalo” per far parlare di un’aspetto non inerente alla sua musica.
Recentemente, durante un’intervista nel programma 60 Minutes della CBS, venne chiesto all’artista cosa pensasse a proposito delle voci che la videro protagonista all’epoca. Lady Gaga, anziché smentire i chiacchiericci, rispose: «Forse lo sono. Sarebbe così terribile? Perché diavolo dovrei perdere il mio tempo a rilasciare una dichiarazione alla stampa sul fatto che io abbia o no un pene? Ai miei fan non importa e nemmeno a me». ?
Articolo scritto da Elena P.
Conoscete altri fastidiosi stereotipi e cliché sulle donne da estirpare? Fatecelo sapere con un commento!

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