Chitarra Elettrica: storia dello Shred

Chitarra Elettrica: storia dello Shred

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Lo shredding è una parola che riunisce diverse tecniche esecutive (tapping, legato, sweep picking, etc.) di chitarra volte al portare la bravura tecnica all’estremo. Chi “shredda” normalmente effettua assoli molto veloci, tecnicamente ineccepibili e alternando tecniche variegate senza colpo ferire. Fintanto che lo Shred non è fine a se stesso merita sicuramente attenzione e la sua storia inizia molto prima di quanto tu possa credere. Tutti i chitarristi della storia del Rock che hanno dedicato la vita allo strumento sono entrati nel paradiso degli shredder.

Oggi cercherò di ripercorrere, in modo sintetico, la storia dello Shred e della chitarra virtuosa – dagli albori ai giorni nostri. Perdonami in anticipo se dimenticherò qualche nome o qualche band, ovviamente non c’è spazio per citarli tutti. Buona lettura!



Origini

Quello che oggi è rappresentato dai chitarristi shredder nel passato era rappresentato dai virtuosi dello strumento quali Franz Liszt (pianoforte) o Niccolò Paganini (violino), per menzionarne un paio. La velocità e precisione esecutiva sono da sempre elementi suggestivi per il pubblico che, in presenza di veri e propri mostri di bravura, rimane estasiata al punto da non riuscire a capire come sia possibile essere tanto bravi. In passato molti musicisti sono stati accusati di aver stretto un patto con il diavolo per giustificarne la bravura. E non parliamo solo di Paganini: Robert Johnson, formidabile chitarrista blues morto prematuramente, è da sempre al centro di una leggenda che lo ritrae nell’atto di vendere la propria anima al diavolo ad un incrocio in cambio della bravura tecnica e della conoscenza per inventare un nuovo genere.

Ai giorni nostri la parola ‘Shredder‘, oltre a rappresentare il nome proprio di un personaggio delle tartarughe ninja, si riferisce principalmente al chitarrista elettrico.

 

Chitarristi suddivisi per annate

Gli anni ’50

Considerata la popolarità della chitarra elettrica negli anni ’50 e il fatto che il rock si stava ancora evolvendo, non sorprende che quelli che oggi chiameremo ‘Shredder’ provenivano quasi tutti dal jazz. Charlie Christian, Joe Pass, Lester Polsfuss (Les Paul) erano virtuosi dello strumento decisamente più “tecnici” dei colleghi del rock (quali Chuck Berry e Buddy Holly).

 

Gli anni ’60

Negli anni ’60 abbiamo assistito al vero e proprio boom della chitarra elettrica e l’ascesa di chitarristi straordinari quali Eric Clapton, Jeff Beck e Jimi Hendrix, capaci di trasformare ciò che fino a quel momento era visto solo come uno strumento d’accompagnamento in un potentissimo mezzo d’espressione. Grazie allo sviluppo degli amplificatori valvolari, booster, overdrive e distorsioni fuzz (che facilitano molto l’esecuzione di determinati stili musicali), svariate tecniche hanno iniziato a guadagnare popolarità

Tuttavia, parlare di vero e proprio ‘Shredding‘ non è forse il termine più adatto: ce lo riserviamo per la prossima annata!

 

Gli anni ’70

Gli anni ’70 sono stati fondamentali per una moltitudine di ragioni, tra le quali la fusione di diversi generi  come la musica classica e il rock, creando di fatto i virtuosi del neo-classico.

Ritchie Blackmore, influenzato dalla musica classica e capace di arpeggi e sequenze plettrate fin troppo veloci per l’epoca, è sicuramente uno dei capostipite del fenomeno Shred.

Tra le varie correnti dell’epoca ricordiamo anche la fusion, nata combinando le peripezie su tastiera del jazz e l’attitudine del rock. Gli esponenti più di spicco sono sicuramente Al Di Meola, John McLaughlin e il recentemente scomparso Allan Holdsworth.

Ad ogni modo è solamente a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 che la parola shred ha assunto un significato proprio, grazie ad una persona che ha saputo “inventare” nuove tecniche di playing: Eddie Van Halen.

Oltre al suo vasto utilizzo di tapping, legato e suoni atipici prodotti con l’ausilio della sua “Frankenstrat” ha contribuito ad innovare anche in termini di sviluppo dei suoni. Infilò (a forza) un humbucker in una stratocaster, sperimentò con la tensione del trasformatore del suo amplificatore e fu determinante per l’enorme popolarità del ponte Floyd Rose.

Lo sviluppo tecnico permise anche di introdurre decine e decine di effetti a pedale e, dato che gli amplificatori potevano fornire tutta la distorsione necessaria, svariati stili musicali nacquero di pari passo. Un suono saturo e molto compresso permise di eseguire tecniche quali legato, sweep picking e tapping in maniera fluida e semplice, rendendo il tutto molto popolare.

 

Gli anni ’80

Grazie alla popolarità di Van Halen, gli shredders iniziarono a spuntare come funghi!

Tra i più importanti ricordiamo il compianto Randy Rhoads e Yngwie Malmsteen, quest’ultimo fondamentale per lo sviluppo del genere neoclassico. Dal suo debutto negli anni ’80, grazie alla sua eccentricità e alla sua plettrata disumana, ha reso famoso il genere legandolo indissolubilmente ad un’etichetta discografica che diventerà il punto di riferimento per tutti gli shredder: la Shrapnel.

Lo scopo del fondatore dell’etichetta, Mike Varney, era di rendere noti in tutto il mondo i chitarristi più virtuosi e talentuosi del paese. Grazie alla sua tenacia e alla pubblicità che regalava a tutti loro tramite un contributo editoriale sul mensile “Guitar Player”, Varney contribuì a lanciare la carriera di Malmsteen, Paul Gilbert, Ritchie Kotzen, Tony McAlpine, Jason Becker, Frank Gambale e tanti altri.

Nonostante la popolarità del genere, molti fan della musica reputavano il genere ‘noioso e poco variegato. In mezzo a decine di funambolici ginnasti della chitarra due nomi emersero per il loro gusto della melodia e il loro voler sperimentare oltre ogni limite: Steve Vai e Joe Satriani.

 

Gli anni ’90:

Gli anni ’90 portarono un’ondata di pantaloni larghi, camice di flanella e musica grunge. Grazie a canzoni come “Smell Like Teen Spirit” gli assoli iniziarono a “passare” di moda e il pubblico iniziò a preferire un buon songwriting e una performance energica alla precisione chirurgica degli shredder.

A discapito di ciò, comunque, una band riuscì ad emergere e conquistarsi un posto nell’olimpo della musica grazie a una vera e propria leggenda: John Petrucci che, con i suoi Dream Theater, ha fatto inverdire d’invidia migliaia di chitarristi grazie alla sua tecnica d’esecuzione a dir poco perfetta.

 

Dagli anni 2000 ad oggi

Per via della crescente popolarità del Grunge, del rock e del pop sembrava proprio che lo Shred fosse finito. Tutto cambiò quando il mondo si accorse di chitarristi come Guthrie Govan. Oltre alla sua straordinaria abilità tecnica, ciò che stupisce è la sua conoscenza estrema e completa di tutti gli stili musicali e la versatilità intrinseca del suo playing, caratteristiche che lo distinguono da tutti gli altri shredder contemporanei.

C’è ancora da capire chi sarà il ‘Game changer’ di questo secolo per la community dei chitarristi. Sicuramente il genere tornerà di moda ciclicamente grazie alla riscoperta dei vecchi “miti” da parte delle nuove generazioni.

 

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Secondo te, chi sono i nuovi shredder degni di nota?

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La passione di Simon per la musica nasce molto tempo fa, fino a portarlo al diventare arrangiatore, chitarrista e autore di musica auto-prodotta, pubblicata con la sua band, gli Onyria.

9 commenti

    Mi piace interessante culturale

    Complimenti una bella lezione dell’arte musicale della chitarra elettrica, piccola ma concreta ,interessante per entrare e cercare di iniziare a suonare
    Grazie

    Ne mancano tanti,ma la dimenticanza di uno,per me ,è fondamentale. Manca Steve Morse!

    > Morse è un grande! Ma chi ha redatto l’articolo originale ha pensato bene di stringere il campo ai più noti, evitando di dilungare troppo l’articolo. Ovviamente ci sono tante altre persone meritevoli di stare in queste liste

    “Dagli anni 2000 ad oggip er via della crescente popolarità del Grunge, del rock e del pop sembrava proprio che lo Shred fosse finito”, ma se il primo disco di Ron “Bumblefoot” Thal è del 95. Poi ci sono i Freak Kitchen con Mattias Eklundh… Insomma articolo piuttosto incompleto.

    > Chi ha redatto l’articolo originale ha pensato bene di stringere il campo ai più noti, evitando di dilungare troppo l’articolo. Ovviamente ci sono tante altre persone meritevoli di stare in queste liste – oltretutto abbiamo avuto i Freak Kitchen come ospiti d’onore al nostro Sommerfest 2016 e si sono esibiti sul nostro palco 🙂

    MANCA LO STILE PASCAL

    Solo 2 emergono per gusto e passione Vai e Satriani non si può sentire proprio….gente come Marty Friedman, Jason Becker sono di un pianeta non solo come virtuosismo ma anche come melodie, ma che ne parliamo a fa…tenetevi Vai e Satriani che è meglio…

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