Cenni storici sul campionamento

Cenni storici sul campionamento

Campionamento: Da dove nasce quest’arte? Come si è sviluppata e come è arrivata ad essere ciò che rappresenta oggi? Campionare materiale altrui è una pratica etica? Trattiamo di tutti questi punti nella nostra mini-lezione storica sulla splendida arte del campionamento


Jazzman’s Inside Joke (inizi del 900)

Durante gli inizi del 20° secolo, i musicisti jazz di New Orleans campionavano piccoli spezzoni di melodie, lick, progressioni e passaggi di alcuni colleghi musicisti per le proprie performances live. Veniva fatto, ovviamente, come un rispettoso omaggio ai colleghi, spesso molto ammirati reciprocamente. Questo “prestito” di parti musicali divenne pratica diffusa tra i musicisti dell’epoca, e divertiva anche il pubblico.


Musique Concrète (1940)

Questo particolare genere musicale, creato dal compositore francese Pierre Schaeffer, era arte sonora più che musica – uno “studio del suono” – e si basava su campionamenti preregistrati che venivano poi manipolati (con l’utilizzo di looping, pitch shifting, accelerazione o decelerazione del pezzo etc). Il tutto venne facilitato dall’invenzione del registratore a nastro, utilizzato come un vero e proprio strumento creativo. Il documentario che segue spiega molto bene la nascita e l’importanza della “Musique Concrète”

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The Chamberlin (dal 1949 al 1956)

Questo strumento musicale, inventato e sviluppato da Harry Chamberlin, fu il precursore del ben più noto Mellotron. Una tastiera elettro-meccanica che triggerava campionamenti su nastro di svariati strumenti musicali. La quantità di campionamenti era molto limitata dati i costi esorbitanti del campionamento stesso. Oggi i Chamberlin sono oggetti rari e collezionati, dal valore importante. Ecco un demo:

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The Mellotron (anni ’60-’70)

Bill Fransen, un investitore dell’epoca, decise di prendere il concetto del Chamberlin e portarlo al livello successivo spedendone due esemplari in Inghilterra dove, nel 1962, siglò un accordo con la Bradmatic, Ltd. (successivamente conosciuta come la Streetly Electronics) per produrre in massa lo strumento, ottimizzandolo al tempo stesso, con il nome di Mellotron. Il primo esemplare fu il Mark I, clone quasi esatto del Chamberlin – che si evolse successivamente nel Mellotron M400 e, nel 2007, nel Mellotron M4000. Una versione digitale, l’M4000D, è disponibile sul mercato tutt’oggi. Trovate la collezione completa QUI.

Per una panoramica sul funzionamento del Mellotron M400, date un’occhiata a questo video:

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Hip Hop (anni ’70 e ’80)

I DJ dell’area del Bronx (NYC) utilizzarono la tecnologia in modo diverso da quanto fatto fino a quel momento. I DJ creavano i proprio campionamenti autonomamente tramite la manipolazione dei vinili, invece che usare campionamenti isolati. Questo tipo di tecnica rivoluzionò totalmente lo stile hiphop e la cultura musicale. I Break Beats venivano campionati di frequente, in quanto erano ottimi da utilizzare come base per il rap (soprattutto freestyle) e la danza. Il video che segue ci da una panoramica abbastanza precisa della rivoluzione dell’epoca:

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Campionatori digitali da studio (anni ’70 e ’80)

Nel 1976 il primo campionatore monofonico digitale, chiamato il Computer Music Melodian, fu inventato da Harry Mendel. Venne subito acquistato nel 1979 da Stevie Wonder ed utilizzato nel suo disco “Journey Through The Secret Life of Plants”. Nel 1979 la Fairlight CMI (acronimo di Computer Musical Instrument) fu creata da Peter Fogel e Kim Ryie. La macchina era all’avanguardia per l’epoca, tanto per la polifonia quanto per il fatto che comprendeva anche un sintetizzatore digitale e una digital audio workstation (DAW) al proprio interno. Era dotato di uno schermo touch, controllato da una penna speciale. Non c’è bisogno di dire che questa macchina suscitò scalpore tra i musicisti, i quali la acquistarono in gran numero tra gli anni ’70 e ’80 e la utilizzarono per iniziare a creare quelli che sarebbero stati i suoni degli anni ’80.

 


Campionatori digitali portatili (dagli anni ’80 al presente)

I campionatori digitali portatili furono inventati negli anni ’80 e rivoluzionarono l’accessibilità (economica e fisica) ai campionatori, estendendola un po’ a tutti. Venduti come dei box compatti, spesso attaccati a tastiere/controller, furono prodotti e venduti in quantità esorbitanti contribuendo al boom della musica elettronica e basata sui campionamenti. L’AKAI MPC Series in particolare (soprattutto l’MPC60) così come l’E-MU SP-1200 giocarono un ruolo fondamentale nella resa sonora di centinaia di dischi hip-hop passati alla storia, permettendo ai musicisti di creare una canzone completa senza bisogno di uno studio discografico. Uno dei campionatori professionali ad alta qualità più famosi rimane sicuramente l’Akai S-9000. Ecco il videomanuale (esilarante) dell’S-9000: buon divertimento!

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Problemi di copyright?

Il campionamento è andato di pari passo con battaglie legali per presunte infrazioni del copyright, soprattutto durante gli anni ’80 e ’90 (ora la legge è molto chiara e permette di campionare legalmente senza problemi). Uno dei casi più noti fu il pezzo Bittersweet Symphony dei The Verve nella quale è possibile sentire il campionamento della linea melodica orchestrale del pezzo The Last Time dei Rolling Stones. Il campionamento non veniva dalla versione degli Stones, bensì da una re-interpretazione della canzone composta dalla Andrew Oldham Orchestra. La storia si fa più complicata scoprendo che la canzone che ispirò The Last Time, una canzone tradizionale chiamata This May Be The Last Time, incisa dalla band The Staple Singers ben 8 anni prima. Quest’ultimi non furono MAI menzionati nei crediti e non ricevettero un singolo penny dalle royalties del pezzo degli Stones e da quello dei The Verve. Alla fine l’editore dei Rolling Stones Allen Klein combatté in tribunale fino ad ottenere il 100% delle Royalties per la sua band, non lasciando nulla in mano ai The Verve, che peraltro sono conosciuti principalmente per questo pezzo e ben pochi altri. La storia completa la trovate nel seguente video

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Il campionamento attuale e futuro

Si è arrivati, ai giorni odierni, ad un livello altissimo di campionamento. Molti sostengono che i DJ odierni siano molto meno abili di quelli di 30 anni fa dato che questi ultimi dovevano campionare tutto fisicamente con le mani in sede live, mentre oggi è possibile fare tutto digitalmente e non c’è bisogno di farlo in tempo reale. Questo, al tempo stesso, ha innalzato molto il livello di creatività e innovazione che il pubblico richiede e pretende dai musicisti e dai creatori di musica in generale. Le possibilità date dal campionamento sono infinite, basti pensare che praticamente tutte le canzoni pop di successo che vanno in radio al giorno d’oggi contengono campionamenti.

I campionatori odierni (hardware, ma soprattutto software) possono essere collegati tanto ai portatili quanto agli smartphones o ai tablet per creare musica con un setup a dir poco minimale. Il futuro, invece, cos’avrà in serbo?


Spero che questa breve storia del campionamento vi sia piaciuta, rappresentando al tempo stesso una lettura tanto leggera e divertente quanto istruttiva e interessante. Se avete aneddoti, curiosità o domande sul mondo del campionamento, lasciateci un commento! 

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La passione di Simon per la musica nasce molto tempo fa, fino a portarlo al diventare arrangiatore, chitarrista e autore di musica auto-prodotta, pubblicata con la sua band, gli Onyria.

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