Le Donne della musica Italiana: Mina

Le Donne della musica Italiana: Mina

L’arte di servirsi di un’ estetica dell’assenza con estrema abilità, intelligenza ed ironia, hanno alimentato nel corso del tempo, continuo rinnovamento e stravolgimento della sua immagine. Stiamo parlando dell’artista che ha più di tutte dissacrato il suo status di icona assoluta, Mina. Diva rarefatta e sfuggente, questa artista è ancora oggi considerata l’artista più iconica della musica italiana.


Mina è stata definita “la miglior cantante del pianeta” da Louis Armstrong, amata e corteggiata (musicalmente parlando) da persone del calibro di Paul McCartney e Frank Sinatra. La sua incredibile tecnica vocale (ancora oggi nel pieno delle forze!!), le sue doti interpretative fuori dal comune e il fatto che a, quasi 80 anni, continui imperterrita a incidere musica (affiancandosi, peraltro a giovani autori e collaborando con artisti di altissimo calibro come Celentano e Fossati, giusto per citarne qualcuno) sono solo alcuni dei motivi per cui ammiro Mina. E ora vi racconterò la sua storia!

La nascita della tigre di Cremona

Anna Maria Mazzini, in arte Mina, nasce il 25 marzo 1940 a Busto Arsizio(VA). Alcuni mesi dopo la sua nascita, la famiglia si trasferisce a Cremona, città in cui la cantante risiede fino ai primi anni di carriera e che le fa guadagnare il soprannome di “Tigre di Cremona”. Mina, cantante straordinariamente talentuosa, tecnicamente dotatissima e donna affascinante, è senza dubbio la più grande voce femminile che l’Italia abbia mai avuto.

Quando si parla di Mina è inevitabile toccare tematiche legate alla storia della musica italiana. Mina è una vera e propria icona in tutto il mondo ed è sicuramente la voce femminile italiana più celebre. La carriera della cantante vanta record invidiabili, pur essendo contraddistinta da un percorso molto particolare che la vede allontanarsi dai riflettori mediatici quasi completamente.

La sua prima esibizione è datata 1958 quando, sul palco della Bussola di Marina di Pietrasanta, si esibisce col brano “Un’anima pura”. La cosiddetta “gavetta” di Mina fu comune a quella di tanti altri artisti, fatta di serate nei locali, collaborazioni con complessi musicali della zona ed esibizioni in piccole piazze.
È proprio in una delle tante serate in un locale di Castel Didone che Mina incontra David Matalon, discografico della Italdisc-Broadway che, intuite le grandi potenzialità della cantante, decide subito di scritturarla e di farle incidere quattro brani: due in inglese, “Be Bop A Lula” e “When” (con lo pseudonimo di Baby Gate) e due in italiano con il nome di Mina “Non Partir” e “Malattia”.

Il suo vero e proprio debutto televisivo avviene un anno dopo al “Musichiere” con il brano “Nessuno”, dapprima portato a Sanremo da Wilma De Angelis.

 

Dal festival di Sanremo allo scandalo

Nel 1960 Mina partecipa finalmente al Festival di Sanremo con il brano “E’ vero”, arrivando però solo ottava; la cantante non si scoraggia affatto e, forte di alcuni singoli che ebbero una discreta fama durante lo stesso anno, ci riprova l’anno seguente con “Le mille bolle blu”. Le sue aspettative vengono deluse una seconda volta e promette a se stessa di non partecipare più alla nota gara canora.
Il 1961 è un anno di svolta per Mina, che diviene protagonista di “Studio Uno”, la popolare trasmissione televisiva.

Nel frattempo l’artista viene bollata come la regina dei cosiddetti “Urlatori”, ovvero quel tipo di cantanti che negli anni ’60 venivano così etichettati per via dello stile canoro ribelle e sguaiato, piuttosto lontano da quello pacato e confidenziale che aveva caratterizzato gli artisti della generazione precedente.
Nonostante quest’etichetta la personalità di Mina, capace di spaziare su diversi livelli ed innovarsi, l’ha sempre differenziata dagli altri: ne è un esempio il brano che incise qualche anno prima, “Il cielo in una stanza”, (poetica canzone intimista di Gino Paoli) e successivamente, nell’inverno dello stesso anno, il brano “Due note” lanciato a Canzonissima.

La sua immagine da artista controversa non passò certo inosservata alla puritana morale dell’epoca che, a causa della sua relazione “segreta” con Corrado Pani, sposato allora con la collega Renata Monteduro, si abbatté sull’ormai grande Mina la quale, successivamente, venne persino bandita dalla televisione di Stato. Vi ritornerò solo dopo un anno, all’interno di alcune trasmissioni di successo.

 

Il successo e l’abbandono delle scene

Nel 1968, Mina festeggia i primi dieci anni di carriera proprio nel locale che l’aveva vista “nascere”, la Bussola, dove fra l’altro registra anche il suo primo album dal vivo che, tra l’altro, è anche il primo album live mai realizzato da una cantante italiana.

Nel 1974 presenta con Rafaella Carrà “Mille Luci”: sono le sue ultime apparizioni televisive e Mina non solo abbandona la televisione, ma smette anche di fare concerti dal vivo. Da questi anni in poi, la cantante maturò in un crescente isolamento. Fa un eccezione solamente nel 1978, quando ritorna alla Bussola per i suoi venti anni di carriera e registra il suo terzo e ultimo disco live (il secondo era uscito nel 1972).

Accetta anche di fare un tour in Italia di tredici date, il quale finí per sancire la fine della sua carriera live: al termine dell’undicesimo concerto, mentre i musicisti sul palco e la folla attendevano il bis, Mina salì in macchina e se ne andò senza dare spiegazioni. L’amabile disinvoltura con cui interagiva con il pubblico sembrava una condizione per lei naturale, fino a quel momento. La realtà era ben diversa: Mina soffriva, era sempre più a disagio e covava una frattura con il mondo della musica definitiva e insanabile.

Mina resterà in contatto con i suoi fan con un album all’anno e con articoli su riviste e trasmissioni radio, ma non tornerà mai sui suoi passi.

 

Un’artista da record

Nonostante questa sua peculiarità, all’interno di una società che potremmo definire basata interamente sull’immagine, la cantante ha avuto una carriera segnata da record incredibili: è stata la cantante che ha venduto di più in Italia (oltre 150 milioni di album venduti nel corso di cinquant’anni di carriera) ed è stata l’artista più presente nelle classifiche.

Tra album e singoli ha collezionato la bellezza di 24 N° 1, 61 Top 3, 86 Top 5, 114 Top 10 e 130 Top 20, con all’attivo ben 79 album e 62 singoli entrati nelle varie Hit List di musica contemporanea. La sua carriera non si limita ai confini italiani: Mina ha infatti cantato in diverse lingue tra cui spagnolo, inglese, tedesco, francese, portoghese, catalano, turco e giapponese.

In Giappone tenne un tour in tutto il paese, così come in Sud America. Non si esibì però mai negli Stati Uniti, sebbene Frank Sinatra avesse dichiarato di essere disposto a pagare qualsiasi cifra pur di averla.

In Germania, il suo singolo Heißer Sand detiene un record di ben 1.300.000 copie vendute, conquistando il primo posto in classifica per nove settimane. Il suo successo in terra tedesca è talmente dilagante che a Vienna Mina registra un varietà televisivo incentrato su di lei, affiancata da uno dei più popolari cantanti tedeschi dell’epoca, Peter Kraus.

Il suo album più venduto in assoluto è Mina Celentano, dove duetta con un altro pilastro della musica italiana… ma di lui parleremo un’altra volta 😉

 

Considerazioni finali

L’esilio di Mina l’ha trasformata in una sorta di leggenda, un’entità astratta fatta di voce, design, copertine ricercate e distacco dal pubblico. La stessa pista la presero registi come Kubrick e scrittori come Salinger, aggiungendo fascino e peso alla loro arte poiché negatisi al pubblico fino a quasi a scomparire.

Quando però è una cantante a farlo, le cose sono ben diverse. Uno scrittore, un regista, vivono il contatto col pubblico in maniera totalmente diversa ed il rischio di compromettere la propria carriera sparendo dalle scene, non è minimamente comparabile. Questa diva indiscussa ha preso una decisione scaltra e consapevole, in virtù della salvaguardia di un integrità morale ed artistica che con lo scandalo e le dicerie non avevano nulla da spartire.

In uno sfondo di disprezzo e disapprovazione da quella parte d’Italia moralista e un po’ bigotta dell’epoca, questa grande artista non ha lasciato che la sua immagine pubblica e di donna venisse sminuita e strumentalizzata fino a renderla sgradita agli occhi del suo pubblico, sparendo dalle scene quasi del tutto.

La sua vita in Svizzera, lontana dall’Italia, paese a cui continua a regalare a piccole dosi la sua voce con un disco alla volta, è all’insegna sempre e comunque della musica. Mina per le sue produzioni, come la vera innovatrice che è, si affida solo a giovani autori e se registra i pezzi non lo fa per più di tre volte. E se il risultato non la soddisfa, l’intero brano viene cestinato. Se è un brano acustico, raccontano i suoi musicisti di fiducia, o è buona la prima o si passa ad altro.

Mina non è solo voce: è un mix di purezza artistica, anticonformismo ed avanguardia pura.

Se non avete mai ascoltato un suo brano, fatelo ora: ci vorranno pochi minuti per venire catturati, ipnotizzati e trascinati nel suo mondo e nella sua voce, ed è una gran bella cosa.


Articolo scritto da Elena P.


Conoscete Mina? Qual è il vostro brano preferito? Fatecelo sapere con un commento qui sotto o sul post Facebook!

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La passione di Simon per la musica nasce molto tempo fa, fino a portarlo al diventare arrangiatore, chitarrista e autore di musica auto-prodotta, pubblicata con la sua band, gli Onyria.

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