Hit The Tone: Tame Impala, l’ultimo baluardo della musica psichedelica

Hit The Tone: Tame Impala, l’ultimo baluardo della musica psichedelica

Il cantante dei Tame Impala?

Beh, non solamente il cantante: Kevin Parker É i Tame Impala. Nel 2010 l’Australiano ha pubblicato l’album Innerspeaker (2019, Modular). Nonostante le recensioni positive, molti riconoscevano nell’album un tributo fin troppo somigliante a Revolver dei Beatles (come se fosse una cosa negativa!). Ad ogni modo dopo nove anni nessuno mette più in discussione il genio di kevin Parker: nei suoi dischi successivi – Lonerism (2012, Modular) e Currents (2015, Modular) così come negli altri progetti laterali (Pond), nella produzione di  Melody’s Echo Chamber e le collaborazioni con Lady Gaga or Rihanna, Parker ha sempre tirato fuori un suono che mischia la musica psichedelica (Beatles e The Byrds) all’R&B, Hip-hop e musica urban. Il risultato? Pura genialità.


Ma come suona la musica psichedelica nel 2019?

Suona come Parker vuole che suoni. Per descriverla semplicemente, basti pensare ad un mix perfetto tra sonorità classiche del genere e abbellimenti moderni (oltre ad un enorme talento compositivo). Il motto di Parker è “la musica elettronica non è il nemico del rock“. É chiaro che in quest’articolo non si parlerà solo di alcuni strumenti usati da Parker quali i bassi Rickenbackers o gli amplificatori ma anche dei sintetizzatori, fulcro centrale della musica dell’artista.

Roland Juno DS 88

Spesso Parker “pasticcia” con il Roland Juno 106, un sintetizzatore analogico polifonico che risale al 1984 ed uno dei sintetizzatori più venduti degli anni ’80 (fin quando non è stato sorpassato dal D-50). La versione più simile odierna è il Roland Juno DS, uno dei sintetizzatori più versatili disponibili sul mercato. Disponibile nella versione a 61 tasti, a 76 tasti e la versione con tasti a grandezza regolare da 88 tasti. Nonostante nelle tre varianti cambino alcune caratteristiche, ce n’è una che rimane immutata: la versatilità, che rende questo sintetizzatore una delle scelte più consone per chi cerca un prodotto con suoni che trovano il loro perché in svariati generi e che sia intuitivo e semplice da usare (oltre che espandibile con giga e giga di librerie da scaricare).

 

Uno dei gioielli della collezione di Parker è il Sequential Circuits Pro One.

Di cosa si tratta? Solamente di uno dei sintetizzatori analogici più ricercati e apprezzati al mondo assieme al Roland SH-101, il Moog Prodigy e il Sequential Prophet-5.

Uno degli strumenti più simili al Pro One è sicuramente il Sequential Prophet-6, il fratello maggiore del Prophet-5.

Parliamo di sintetizzatori analogici allo stato dell’arte, con oscillatori vintage, elettronica digitale volta al supportare il potenziale analogico e non a soffocarlo e una cura costruttiva e ingegneristica maniacale. Questi sintetizzatori hanno svariate ‘varianti‘ del delay (standard e BBD), effetti chorus, phase shift, distorsioni stereo analogiche e molto, molto altro.

 

Prima di continuare a parlare di sintetizzatori analogici, vorremmo soffermarci sul Korg Kronos 61, una workstation che Parker ha perso durante l’incendio di Malibu. Le caratteristiche fanno capire il perché Parker la utilizzi e sicuramente la ricomprerà a breve: 9 engine diversi per i suoni, suoni di pianoforte, piano elettrico, sintetizzatore PCM ad alta definizione, modelling di organo, modelling di archi, VPM Synthesis, MS-20 e Polysix equipaggiato con 21 gb di preset per i waveform, un menu’ intuitivo, un campionatore e molto, molto altro.


Ok, ora parliamo di synth analogici.

Il Moog Subsequent 37 deve il suo successo alle classiche caratteristiche Moog traslate su un sintetizzatore di fascia media. Moog è sinonimo di spontaneità, intuitività, qualità del prodotto fisico così come del ‘cuore’ analogico pulsante del prodotto. In particolare modo ci ha stupito il comparto di distorsioni che, in un prodotto così piccolo e minuto, è davvero notevole.

L’integrazione MIDI, poi, è fantastica: ad alta risoluzione, con 14 bit per ogni parametro, sysex dump per suoni individuali e banchi, utilizzo duofonico e un software di editing completo e ricco di funzioni.

Il Moog Sub Phatty è un altro sintetizzatore molto usato da Parker nell’album Currents:

Il Sub Phatty unisce lo spirito dei sintetizzatori di una volta con le ultima novità in campo di sound design. Potente, personale, dall’alto valore timbrico e dotato di due oscillatori variabili, un suono sempre chiaro e denso e un controller che risponde perfettamente al tocco umano.

Un altro sintetizzatore che non manca nel setup di Parker è il Korg MS-20 mini, tributo al mitico MS-20 del 1978, che riproduce fedelmente ma con il chassis grande quasi un decimo dell’originale. Il sound, però, è tutto lì: grosso come una casa.

Infine è impossibile non menzionare il Korg microKORG, un sintetizzatore che definire compatto sarebbe un eufemismo. Oscillatori di livello, filtri ottimi, ottime funzionalità MIDI, un famosissimo reparto vocoder e un sacco di espansibilità con tutte le connessioni a disposizione.


Okay, come riproduco tutto a casa?

Facciamo finta che i sintetizzatori non siano il tuo forte, hai una band con 4 amici e vuoi riprodurre il sound dei Tame Impala: la cosa più semplice è plasmare il suono con l’ausilio di effetti a pedale. Due brand che propongono strumenti in linea col sound dei Tame Impala sono sicuramente l’intero catalogo Rickenbacker’s e l’opzione low-cost proposta dalla Squier, nel dettaglio la Squier Jazzmaster.

Se parliamo di pedali, una buona combinazione potrebbe essere: Electro Harmonix Small Stone per il ruolo di phaser, l’Electro Harmonix Memory Toy per il delay, il Dunlop Silicon Fuzz Face Mini per il fuzz e, infine, un buon overdrive come il caro vecchio Boss OD-3.

Per la parte di compressione consigliamo l’Electro Harmonix Soul Preacher, l’Electro Harmonix Holy Grail per il reverbero e, come accordatore, il super-preciso Korg Pitchblack Custom BK.


Conclusione

L’elettronica non è l’opposto del rock“, come direbbe Parker. Abbiamo cominciato quest’articolo con questa frase per render chiara la visione dell’artista Australiano: non c’è nulla di male nel transitare tra due generi diversi. I Tame Impala sono nati proprio così, e Parker è riuscito a “creare” un nuovo genere spingendosi oltre i limiti. Oltre al talento, incontestabile, c’è anche molto altro da imparare da Kevin Parker: metodo, lavoro coscienzioso, tanta ricerca sonora, passione e attenzione per il dettaglio.

Author’s gravatar
La passione di Simon per la musica nasce molto tempo fa, fino a portarlo al diventare arrangiatore, chitarrista e autore di musica auto-prodotta, pubblicata con la sua band, gli Onyria.

Lascia un commento