Celebrando i 100 anni della dreadnought

Celebrando i 100 anni della dreadnought

Piu di 100 anni fa, una chitarra dalla forma rivoluzionaria stava nascendo nei laboratori di una compagnia di Boston. Probabilmente poche persone avevano colto l’importanza di quest’invenzione, che avrebbe rivoluzionato la musica e influenzato milioni e milioni di artisti anche oggi, a distanza di 100 anni: la chitarra acustica dreadnought.


La storia

La chitarra Dreadnought (o “dread”) è sicuramente uno strumento iconico. È stata utilizzata in praticamente tutti i generi esistenti (soprattutto nel pop e nel rock, ma non solo), anche se nacque come strumento utilizzato solamente dai musicisti country. Come moltissime rivoluzioni inaspettate, la forma dreadnought è un mix tra grandi idee, richieste bizzarre e… Convergenze astrali.
Il nome deriva da una nave da guerra britannica, una rivoluzione per i tempi che correvano, capace di abbattere e distruggere un sottomarino. La dreadnought era grande, imponente e temibile, caratteristiche che ritroviamo nel design della chitarra.

John Deichmann

Martin è il primo nome che viene in mente pensando alla Dreadnought. La ragione è facilmente comprensibile: hanno avuto la geniale idea del nome. Sorprendentemente, i primi modelli non erano marchiati Martin poichè costruiti dalla Oliver Ditson Company nel 1916. Tutto iniziò quando Harry L. Hunt, manager della Ditson, visitò i laboratori Martin a Nazareth, Pennsylvania. John Deichmann, liutaio esperto, era solito tenere un prototipo di ogni suo strumento presso il suo banco di lavoro. E fu proprio allora che Harry vide il futuro: una chitarra grande, robusta e imponente, che John realizzò con lo scopo di essere usata come strumento hawaiano, tenendola sulle gambe e suonandola con uno slide di metallo. I chitarristi dell’epoca, nel frattempo, avevano un grosso problema: con l’avvento dei banjo, le chitarre non erano più udibili durante l’esecuzione musicale. Da quest’inconveniente nacque l’idea delle chitarre con corde d’acciaio, e Oliver chiese a John di costruire una versione “spagnola” del suo mastodontico prototipo, usando un top in abete al posto di quello in mogano per schiarirne il suono. La produzione come “Martin” iniziò ufficialmente solamente molti anni dopo, visto lo scetticismo della compagnia nonostante il grande successo della chitarra, con la D-1x (retro e fasce in mogano) e la D-2x (fondo e fasce in palissandro) nel 1931.  

Gibson HummingbirdLa Gibson 
rispose in prima battuta con il modello Jumbo , nel 1934, senza ottenere molto successo, e successivamente con il modello Hummingbird, nel 1960, ottenendo consensi da musicisti country ma non solo. La Gibson è anche nota per il modello J45, un modello dalle sonorità veramente interessanti, sogno di moltissimi collezionisti e vera e propria pietra miliare nella storia del brand. Le alternative Gibson sono sempre state molto rifinite dal punto di vista estetico, con inlays elaborati, segna tasti a blocchi o rettangolari e la famosissima paletta Gibson.

Da quel momento, grazie anche alla licenza che Martin diede a tutti i produttori, praticamente ogni singolo costruttore di chitarre costruì almeno un modello con forma Dreadnought. Tra le tantissime opzioni,  Taylor si è creata un nome per la superbia e maestria con cui i suoi strumenti vengono costruiti. Rappresenta tutt’oggi un punto di riferimento per i chitarristi pop, rock e country. I modelli 510, 410 and 610 sono i più ricercati dagli esperti del settore. Esiste anche una fascia di prezzo più bassa, ma egualmente ben costruita e performante, rappresentata dai modelli 110E e 110CE .

 

Quest’anno si celebrano i cento anni dalla nascita del primo modello Martin con un modello celebrativo, il D-222, e un documentario chiamato “The ballad of the Dreadnought“, che racconta la storia della compagnia dai primi giorni fino ad oggi.


Caratteristiche e modelli popolari

Il prototipo di John Deichmann (1916)

Le principali caratteristiche della Dreadnought sono a tutt’oggi rimaste invariate: retro e fasce in mogano, top in abete, 12 o 14 tasti “clear to the body” (che significa che la giuntura tra corpo e manico è in corrispondenza del 12° o 14° tasto) e un corpo più voluminoso rispetto alle chitarre costruite fino a quel momento.

X-brace system

Una volta creata, la Dreadnought andava rinforzata per evitare che cedesse sotto l’estrema tensione data dalle corde in acciaio. Mentre le chitarre classiche venivano costruite su struttura trasversale – ossia listelli di legno incollati sotto al top – la dreadnought fu equipaggiata di una struttura chiamata “X-brace“, dal nome facilmente intuibile, ossia con struttura intersecata a X per aumentarne la resistenza alla tensione. Per rinforzare il manico invece venne introdotto il truss rod, ossia una barra di metallo che, inserita nel manico, in corrispondenza della tastiera, tiene il manico dritto anche in caso di condizionamenti atmosferici o di tensione, e che può essere facilmente regolata per ovviare alla torsione del manico stesso. Praticamente ogni chitarra acustica ed elettrica costruita ai giorni nostri contiene una barra truss rod.

Il suono prodotto da una chitarra acustica dreadnought è pieno, ricco e molto presente sui registri medi e bassi. Le frequenze più gravi non impastano mai e sono sempre molto chiare e definite. I medi sono spiccati ma senza disturbare mai l’orecchio, e gli alti, seppur presenti, non sono mai fastidiosi o metallici. In generale, il suono può essere descritto come amorevolmente bilanciato e adatto ad un ascolto prolungato. È difficile non riconoscerne il suono, visto che questo strumento è (ed è stato) usato in migliaia e migliaia di dischi e canzoni. Probabilmente lo strumento musicale più riconoscibile in assoluto, o almeno così pensiamo noi.

I due modelli più famosi nella storia della chitarra Dreadnought sono sicuramente l’Hummingbird, costruita dalla Gibson a Bozeman, Montana – e la D-28 (o HD28), costruita dalla Martin a Nazareth, Pennsylvania. Essendo entrambi strumenti eccellenti e costruiti in maniera impeccabile, non menzioneremo nemmeno le differenze qualitative. Piuttosto, vi raccontiamo le differenze più evidenti a livello estetico, sonoro e di feeling.  ?

 

Martin D28
Esteticamente, la Martin è molto essenziale e “minimal”. Al di là delle scelte sulla tipologia di legno da usare, ci sono stati davvero pochi cambiamenti rispetto al prototipo originale. E forse è proprio per questo che è tra gli strumenti più amati: è essenziale e suona. I segna tasti sono i classici dot, il legno è ben selezionato e lucidato, e non ci sono altri ornamenti particolari. Strutturalmente parlando è più pesante  della Gibson, essendo per la maggior parte costruita in palissandro, con un manico abbastanza stretto che rende la vita più facile per gli stili d’esecuzione che richiedono il plettro. Il suono è molto presente nei medi, con un bel carattere pieno, rendendo la chitarra perfetta anche per essere suonata senza l’accompagnamento della voce.

 

Gibson Hummingbird
Lo strumento costruito da Gibson è sicuramente più leggero della Martin, per via del mogano utilizzato per fondo e fasce. Il top in abete è ben lucidato e verniciato, e tra i vari orpelli estetici troviamo un battipenna molto grande e decorato con il famosissimo motivo “Hummingbird”. Il colore con cui veniva venduta in origine era un ciliegia tenue (light cherry). Il manico è più consistente del manico Martin e anche leggermente più largo, facilitando molto la vita a chi si avvale del finger picking. La chitarra è stata realizzata per essere complementare alla voce umana, ed ha quindi un suono molto specifico, con bassi e alti enfatizzati. È uno strumento perfetto per accompagnarsi o suonare pezzi molto ritmici.

 

Harley Benton D-120CE BK
La D-120CE è un ottima alternativa offerta dalla Harley Benton. Al posto del palissandro, si è optato per il mogano per fondo e fasce. La chitarra è stata realizzata a spalla mancante, una nota variante del modello Dreadnought, molto semplice da suonare sui registri alti per via dello spazio libero a disposizione. Sicuramente un ottimo strumento per i chitarristi solisti 😉 Il ponte e la tastiera sono entrambi in palissandro, e quest’ultima è adornata dai classici segna tasti circolati ‘dot’. Un classico senza tempo, offerto in un accattivante colore nero lucido.

 

Taylor 110eTaylor 110e
La Taylor occupa uno spazio nel cuore di tutti i chitarristi. Conosciuta come una delle case produttrici di chitarre acustiche di maggior successo, la Taylor ha sempre offerto qualità senza compromessi. E questo vale anche per la serie 100, della quale vi presentiamo il modello 110e. Fondo e fasce sono in sapele, una variante molto leggera del mogano, mentre la tastiera è in ebano. Con un top in Abete Sitka e un sistema piezo moderno, la Taylor suona meravigliosamente quanto meraviglioso è il suo aspetto.

 

Takamine GD93CE
La Takamine, la cui sede è in Giappone, costruisce ottime chitarre acustiche. La GD93CE ha un design a spalla mancante, mantenendo però inalterate le caratteristiche tipiche del modello Dreadnought. La tastiera è adornata con degli intarsi in abalone, mentre l’hardware è totalmente dorato. Grazie al design a spalla mancante, la chitarra è molto presente nei medio-alti, pur mantenendo solidità nei registri bassi.

 

Altri modelli popolari

 

Oggi, moltissime case produttrici tra cui Guild, Harley Benton, Takamine, Cort, Yamaha, Fender, Ibanez producono almeno un modello di tipo Dreadnought, dando ampissima scelta d’acquisto al chitarrista che decide di approcciare questo fantastico strumento.

 


Conclusione

Le chitarre acustiche sono sempre state la scelta primaria per la scrittura di canzoni che lasciano il segno. C’è un alchimia speciale che si scatena nel momento in cui le dita toccano la tastiera di un buono strumento, realizzato con legno di pregevole fattura. L’ispirazione è inevitabile. Sguinzagliate la vostra creatività, buttate giù qualche accordo e iniziate ad intonare le melodie che vi partono dal cuore.


Raccontateci di come vivete la vostra chitarra acustica, e in quali modi v’ispira per realizzare musica!

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La passione di Simon per la musica nasce molto tempo fa, fino a portarlo al diventare arrangiatore, chitarrista e autore di musica auto-prodotta, pubblicata con la sua band, gli Onyria.

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